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Preziosi

TITOLI E MARCHI
In Italia, il titolo minimo della lega d’argento è di 800 millesimi.
Si deve perciò fare attenzione perché sotto tale soglia non si può andare, mentre il titolo superiore, 925, è più che legale.
I titoli impressi sugli oggetti devono essere contenuti in un ovale.
In passato esistevano invece altre bollature per gli argenti. “800 millesimi” significa che su mille parti di metallo, 800 sono d’argento puro e 200 di rame in lega.
E’ importante inoltre che, accanto al titolo, conviva sempre anche il marchio di identificazione che serve per risalire al fabbricante.
Prima della legge attuale i punzoni erano diversi e, se trovate sull’argenteria altre impronte, chiedete spiegazioni al vostro argentiere perché potrebbe essere un pezzo antico o di fabbricazione estera. Vale quindi la pena di imparare a riconoscere anche questi marchi: Silverplated, Sheffield, Old Sheffield, Argentone: si tratta in pratica di una dichiarazione che il metallo non è argento.
“Arg. 1000” significa che il metallo non è argento, ma argentato galvanicamente (il “marchio” non è legale e crea confusione).
“Arg. 800” : valgono le osservazioni precedenti, (si tratta di un inganno in quanto la legge vieta di imprimere indicazioni che possono generare equivoci sugli oggetti di metalli differenti da quelli preziosi).
Esistono in commercio posate con quest’impronta e chi le acquista dovrebbe sapere che non sono d’argento!
Si deve pertanto diffidare da coloro che propongono facili affari, offrendo giacenze, merci avanzate, ecc., e per questo importante fare i propri acquisti in negozi professionali e specializzati.

LA MANUTENZIONE DELL’ARGENTO
E’ vero che l’argento si annerisce, ma questo non deve creare inutili pregiudizi sulla praticità dell’uso.
Puliamo la nostra argenteria almeno una volta la settimana, passandola con un panno morbido, magari leggermente bagnato d’alcool per aumentare l’attrito e sgrassare, per togliere le ditate o quella leggera ossidatura che viene via subito.
Se in un piatto d’argento è stata messa una torta, lavatelo e pulitelo come si conviene: per l’uso dell’argenteria non occorrono precauzioni particolari.
In commercio esistono anche vernici speciali che preservano l’oggetto, ma possono essere applicate solo su articoli che rimangono In esposizione e che non vanno a contatto dell’acqua o dei cibi.
Per ogni necessità chiedete consiglio e consulenza all’argentiere di fiducia che espone la targa dell’Associazione Orafa Lombarda.

COME RIPORRE L’ARGENTERIA
Le posate d’argento, dopo essere usate e pulite, vanno risposte in un normale cassetto, come le posate d’acciaio.
L’usura è il bello degli argenti: passato il primo colore a specchio, che è quello artificialmente dato con le pulitrici, ritorna il suo colore bianco.
Il sistema più comodo per riporre gli argenti, quando non vengono utilizzati o si parte per le vacanze, è di avvolgerli in panni oppure, pi ù semplicemente, in pacchetti di carta velina e fogli di giornale.
Per non farli ossidare, basta mettere i panni o i pacchetti in sacchetti di plastica, far uscire l’aria e chiuderli con dello spago, mai con l’elastico che, essendo di gomma, un vero “nemico” dell’argento.

DALL’ARGENTO AGLI ARGENTI
Argento, metallo prezioso come l’oro, il platino e il palladio, era conosciuto fin dai tempi antichi.
Dalle viscere della terra nel corso dei secoli, l’uomo ha estratto più di un milione di tonnellate d’argento. Usato per coniare monete, forgiare armi e fabbricare oggetti d’uso e d’ornamento, fuso per spese di guerra o rovesci di fortuna, l’argento viene continuamente riutilizzato secondo mode e costumi.
Dalla storia e dalla creatività degli argentieri contemporanei nasce un messaggio che fa degli argenti simboli di vita ed espressione di personalità e cultura. L’argento puro è il pi ù bianco e il pi ù brillante dei metalli.
L’argento puro è piacevole al tatto e non dà l’effetto gelo degli altri metalli.
Nobile e prezioso è inalterabile a pressione normale, surriscaldato si combina con l’ossigeno di cui è voracissimo. L’annerimento della sua superficie non è ossidazione, ma la risposta dell’argento all’acido solfidrico presente nell’aria che respiriamo, specie negli inverni cittadini.
Con l’acido solfidrico forma il solfuro, con il cloro, il cloruro; l’acido nitrico lo scioglie dando il nitrato.
E’ molto malleabile, secondo solo all’oro e pu ò essere battuto fino a diventare trasparente.
Le sue caratteristiche sono: peso specifico 10,5, punto di fusione 961 e d’ebollizione 1955 , durezza 2,5 – 3,0 in una scala dove 1 è il talco e 10 il diamante.
Si può trovare allo stato naturale in cristalli, laminette, filamenti, granuli e pepite in Canada, Norvegia e Perù , o ricavato sotto forma di solfuro dai minerali d’argento presenti in Messico e nel continente latino/americano. Piccole quantità sono ancora presenti nella galena e nell’argentite in Sardegna, ma l’estrazione è vincolata alla quotazione internazionale dell’argento.
Dai minerali argentiferi si ricava l’argento attraverso la “coppellazione” o lo “zincaggio” o “l’amalgamazione”. Con gli stessi procedimenti, dopo la fusione degli oggetti e degli sfridi di lavorazione, viene anche recuperato l’argento da rioffrire al mercato.
L’argento estratto e quello riciclato costituiscono l’offerta sulla quale il mercato fissa quotidianamente il costo del metallo.

COME SI FABBRICA L’ARGENTERIA
Il fuoco purifica l’argento dai metalli estranei e lo lega al rame per accrescerne la resistenza e la durata.
Liquefatto, l’argento può essere colato in varie forme decorative o in mattonelle, lingotti e verghe che, trasformati in fogli d’opportuno spessore, sono alla base del lavoro dell’argentiere contemporaneo.
Il fuoco sorveglia la lavorazione per ridare malleabilità al metallo quando i cilindri del laminatoio e l’utensile del tornio, l’acciaio dello stampo e il martello del cesellatore, lo schiacciano e lo stirano, lo comprimono e lo dilatano, indurendolo e stressandolo.
Il fuoco sorveglia la lavorazione per ridare malleabilità al metallo quando i cilindri del laminatoio e l’utensile del tornio, l’acciaio dello stampo e il martello del cesellatore, lo schiacciano e lo stirano, lo comprimono e lo dilatano, indurendolo e stressandolo.
Ma il fuoco è anche la dannazione dell’argentiere che deve lottare contro l’ossigenazione provocata dalla fiamma. Oltre a dilatarsi come tutti i corpi, l’argento a contatto della fiamma assorbe ossigeno con insaziabile fame, deformandosi e producendo l’ossido che ostacola la congiunzione tra le parti da unire.
Intervengono quindi le tecniche e i ferri del mestiere che nelle loro forme si tramandano, di generazione, dall’età del rame, facendo del paesaggio di bottega un luogo di cultura materiale.
Ma anche i ferri lasciano tracce che interferiscono con la nitidezza di forma e messaggio irrinunciabili per gli argenti. I segni devono essere asportati con pietra pomice e cancellati con panni o spazzole rotanti che levigano e puliscono le superfici risparmiando il dettaglio delle parti decorate.
Tocco finale la coloritura con un lieve deposito galvanico d’argento puro sull’oggetto che acquisterà uniformità e omogeneità di superficie a garanzia della lucentezza e brillantezza richiamata con paste e panni particolari. Ora l’oggetto può lasciare il banco della bottega per entrare nelle case dove bagliori e riflessi si confrontano con il lunare ed intrinseco biancore dell’argento continuando a testimoniare la centralità del fuoco nella sua costituzione.

L'ARGENTO

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